TUTTO CHIEDE SALVEZZA di Daniele Mencarelli

“Per esempio ho capito che l’intelligenza è sopravvalutata come la stupidità sottovalutata, che bene e male esistono veramente, che l’uomo può perdere tempo prezioso in mille modi stupidi, il più stupido di tutti è giudicare gli altri, perché è troppo facile, perché non serve né a noi né agli altri”.


Daniele Mencarelli riesce a toccare corde sensibili dell’anima, lo fa senza suscitare pena o compassione, ma regalando forza e dignità a problemi che esitono seppur spaventino.
E’ la paura che ci porta a giudicare tutto quello che può non sembrare “normale”? Critichiamo il comportamento di qualcuno solo perché ci difendiamo dai nostri sentimenti, quelli che non vogliamo provare come la vergogna? E questo magari ci blocca, non riuscendo a scavallare il pregiudizio? Forse si.

E’ il caso di Daniele 20enne, quando per una crisi dovuta ad un mix di droga e fragilità si ritrova ricoverato presso il reparto di psichiatria dove è obbligato a restarci per una settimana. Un posto in cui “si aggredisce per primi per nascondere la paura di essere attaccati“, e in prima linea sono proprio gli infermieri a farlo con i quali da subito Daniele prova ad allearsi, cercando conferme, provando a convincerli che lui è “sano”.

Il primo giorno si rifiuta categoricamente di pensare che lui possa anche in parte avere qualcosa in comune con i suoi compagni di stanza, c’è dell’incredulità, dello spaesamento, della negazione nella sua ricerca razionale di come sia potuto accadere. Ma è obbligato a condividere con loro 7 giorni della sua vita, solo 7 (che sono poi 7 giorni?). Per rendersi conto che forse con quelle persone riesce a condividere più di quanto possa aver fatto in tutta la sua vita al di fuori di quella stanza.

Sarà la maturità, il diventare adulto a dare durezza alla mia pelle?” Si chiede, dopo aver realizzato che lui è fragile, che ha la pelle più sottile, con un “bassissimo numero di anticorpi a ogni bene e male del mondo“. Non ha una risposta, ma ritornerà a casa con una consapevolezza: non si farà raccontare il mondo da nessuno, continuerà a guardarlo col suo sguardo per non perderne la bellezza, come fanno gli artisti. Proprio come gli ha insegnato Mario che è in camerà con lui perché incapace di proteggere le persone che ama e quindi tende a distruggere.

Mario arriva a diventare il suo mentore, diventa un punto di riferimento per la condivisione delle sue poesie, delle sue preoccupazioni e delle sue notti insonni. Mario l’insegnante, che continua a mettere in ordine la sua postazione perché “il disordine non può permetterselo, ne ha troppo dentro per vederlo anche fuori“.

E’ un libro verissimo, autentico, Daniele non si vergogna a raccontare, anzi esorcizza la vergogna quasi a diventare paladino delle fragilità umane facendo di quest’opera autobiografica un’insegnamento. Alla fine del libro mi son chiesto: cosa è veramente normale? Sono sempre meno tollerante ai pregiudizi, ecco cosa ho dedotto.

I temi sono delicati ma diretti, per me voto 8 (la serie Netflix carina, ma il libro vince a mani basse).

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