Ridiamo per non piangere?

Quasi un mese e mezzo dopo questa seconda chiusura causa pandemia e sono certo di una nuova consapevolezza: il bisogno di trovare dell’ironia all’insofferenza. Riscontro una rincorsa sfrenata ad anestetizzare i momenti vuoti causati dall’isolamento, ed io per primo alla fine della mia settimana lavorativa avrò idealizzato chissà quante strategie per affrontare un week-end dopo l’altro (ho lasciato il secchiello della pittura in corridoio non so per quanto tempo in attesa di farmi venire la voglia sollecitata dal formicolio da vita sedentaria). Ma a che pro? Riempire il tempo per? Mantenersi impegnati? Fare qualcosa di bello? Cimentarsi in nuovi progetti? Partendo dal presupposto che per fare qualcosa di bello e per cimentarsi in nuovi progetti è necessario un minimo di entusiasmo, ed io devo essere onesto: a parte la mia nuova passione per la burrata e buon vino rosso, non credo di riuscire ad appassionarmi ad altro! Per appassionarsi servono stimoli e credo che in questo periodo, prima di nuovi stimoli, sia necessario sperimentare la nuova sensazione a cui siamo sottoposti, quella di limitazione forzata. Chi poteva esser preparato a questa realtà? Vivo per scelta con la mia solitudine da anni, ma ho dato per scontate tutte le volte in cui, annoiato di star da solo e poco stimolato, mi ricaricavo facendo 2 passi in uno dei posti preferiti, vivendo una nuova esperienza o bevendo un caffè con la persona giusta! Posso dire a gran voce che nessuno poteva essere preparato a questo, a non vedere le persone amate per così tanto tempo, a non vedere i luoghi del cuore perché è giusto arginare gli spostamenti, a vivere con progetti limitati, obiettivi momentaneamente sospesi, un futuro legato ad un nuovo dpcm del quale non capisci i contenuti che vanno costantemente spiegati e raffigurati alla velocità di un nuovo post su instagram. Il mio discorso è totalmente ristretto al mio mondo, capiamoci, ignaro e poco informato se non tramite media su quello che succede effettivamente negli ospedali, nelle case di cura e in case private dove i nonni ormai si sono rassegnati a ricordare gli abbracci dei figli e dei nipoti. Detto ciò, credo che più che rincorrere l’invenzione di nuove strategie per OCCUPARE il tempo, in questo periodo ci sia maggiormente la necessità di ANALIZZARLO. Analizzare nuovi modi e metodi per stare in sana compagnia, confrontarsi su nuove sensazioni provate, e intendiamoci: non siamo abituati nemmeno a questo! Se sporadicamente avevamo quel momento di down che non apprezzavamo e che anestetizzavamo con un’uscita in pizzeria, adesso che gli antidoti abitualmente e automaticamente utilizzati non sono più disponibili, perché non analizzare assieme le sensazioni più acute? Perché vergognarsene, giustificarle con “ma si alla fine sto bene” o “tutto a posto”? Ma chi è che sta bene senza gli abbracci dei genitori, dei figli, degli amici? Chi è che sta bene senza confronti, senza le risate autentiche, senza i week-end fuori porta, senza progettare viaggi o nuove esperienze? Chi sta bene nell’attesa che il tutto finisca quanto prima, ma non si ha la men che minima idea di quando avverrà? “Rilassati”, mi hanno consigliato… RILASSATI! Ormai vivo più nei sogni che nella vita reale, e nella vita reale mi viene da far tutt’altro che rilassarmi! Esorcizzare ironizzando il tutto? “Ad essere onesti, non so come qualcuno possa superare la vita senza essere in grado di crogiolarsi nella contraddizione di trovare l’umorismo nel dolore. Nella mia vita personale, mi sono spesso sentito molto commosso da quest’atto. Se qualcuno riesce a farcela in modo autentico ed essere davvero divertente, per me vale più di cento parole di sincera consolazione” risponde Adrian Tomine, geniale fumettista newyorkese, famoso per le sue vignette sul The New Yorker… Aggiungerei: almeno c’è comunicazione, può scaturirne un dialogo, un confronto… E magari mi sentirei meno in colpa per un monologo che non so nemmeno venga capito da persone che sono certo continueranno ad anestetizzare piuttosto che analizzare! E l’immagine di copertina è un omaggio all’ironia tanto apprezzata di Tomine, datemene agio!

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