TRE PIANI di Eshkol Nevo

“I 3 piani dell’anima non esistono dentro di noi. Esistono nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare allora non c’è la storia. L’importante è parlare con qualcuno, altrimenti non sappiamo nemmeno su che piano ci troviamo. Siamo condannati a brancolare nell’atrio, al buio, in cerca dell’interruttore.”


E’ Dvora, terza ed ultima protagonista del libro “Tre Piani” di Nevo a registrare queste parole illudendosi di parlare ancora col defunto marito tramite un’ormai vecchia segreteria telefonica. Non andrò a fare un riassunto né una recensione del libro. Voglio soffermarmi su quello che è un bisogno umano riscontrato in tutt’e tre le storie: COMUNICARE. Lo fa Arnon al primo piano dello stesso palazzo scrivendo ad uno scrittore, lo fa Hani al secondo con una mail ad un’amica che vive in America. Che Nevo faccia eco ai tre stati dell’anima di Freud o che faccia una vivisezione psicoanalitica dei suoi personaggi, poco importa. Importa che tutt’e tre i protagonisti hanno l’esigenza di comunicare, di elaborare la propria storia, averne consapevolezza e raccontarla a qualcuno. Perché è solo in quel momento che riescono ad averla, una storia.

Se l’esigenza è così forte da utilizzare una vecchia segreteria telefonica o una lettera virtuale ad un’amica che vive dall’altra parte del mondo dopo anni di assenza, ho pensato: che gran fortuna dev’essere avere qualcuno vicino che ci impedisce di brancolare nel buio e che ci consente di viverlo, un piano della nostra anima! Se è vero che non esiste dentro di noi ma solo nella comunicazione, ho dedotto che anche la scelta delle parole giuste risulta essere indispensabile. D’altronde, chi racconterebbe una visione distorta della propria storia posizionandosi nel piano sbagliato, forse in quello del SUPER-IO mentre magari il piano di appartenenza è quello dello spietatissimo ES?

Quanto rispetto dovrebbe esserci per il nostro interlocutore! E’ lo stesso rispetto che di riflesso diamo alla nostra anima, è tutto direttamente proporzionale. Più siamo autentici col nostro racconto, più siamo autentici con noi stessi, risultando coerenti a chi ci sta ascoltando. In questo senso cambiano le prerogative, con accurata attenzione possiamo garantirci un upgrade, un’elevazione. Chi scriverebbe un mucchio di stronzate per nulla autentiche in un libro autobiografico con la propria faccia sulla copertina?

Se non si ha la fortuna di averla, una persona reale al cui orecchio parlarle, allora tanta stima per Arnon che forse il suo racconto potrebbe diventare un libro da far leggere ai più. E’ forse un invito il mio, nonché un’accortezza che rimprovero a me stesso, ad una maggiore attenzione all’orecchio di chi ci sta ascoltando? Forse si, o magari anche solo un vademecum. Se Dvora avesse parlato a suo marito dei suoi stati d’animo quando era ancora in vita, forse si sarebbe risparmiata una vita di abnegazione e rinunce. Se Hani non si fosse chiusa in sé stessa, forse non avrebbe alimentato la paura di essere pazza e magari il corvo nero avrebbe spiegato le ali e non sarebbe mai più tornato.

Al libro do voto 9, stesso voto all’audiolibro. E un umilissimo consiglio: leggerlo senza giudicare i protagonisti, perché giudicare è la peggiore perdita di tempo!

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